Era una mattina fredda di ottobre e sedevo in prima fila al corso di Basi di Dati

Era una mattina fredda di ottobre e sedevo in prima fila al corso di Basi di Dati come uno di quelli che l’esame vuole superarlo sul serio. Magari imparando pure qualcosa.

Era una mattina fredda di ottobre e sedevo in prima fila mentre tutto intorno gli elementi facevano il cazzo che volevano. Fuoco, acqua, terra e aria. Anzi, vento. Il vento forte di Fisciano che soffia via di tutto: una volta ho visto un gruppo di matricole svolazzare sul tetto della biblioteca universitaria.

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Ero stanco ed ero povero, e fa un po ridere se mentre pensi di essere povero stai seguendo informatica in una delle Università migliori d’Italia. Un po’ come quelli che comprano l’iPhone ma ti squillano perché non hanno i soldi per chiamarti.

Forse non ero povero. Non lo sono mai stato in realtà. Non sono neanche mai stato ricco, ma ringrazio qualsiasi cosa esista lassù per aver sempre avuto dei vestiti da indossare, un piatto caldo da mangiare e delle gambe per camminare. Sono molto grato alla vita, anche se non mi chiamo Cristiano Ronaldo.
Forse ero solo stanco di dovermi nascondere dal controllore perché €2,40 al giorno per andare ai corsi mi pesavano, stanco di dover aspettare l’offerta giusta alla Decò per poter mangiare le cose che mi piacciono di più, stanco di dover stare a casa di sabato, per risparmiare, stanco delle mie scarpe rotte, della camicia vecchia, l’iPhone antico e la Playstation 3 quando tutti giocavano alla Playstation 4.
Non ero povero. Facevo i capricci. E mentre facevo i capricci c’era chi mi pagava l’affitto e le tasse.

Fatto sta che quella mattina fredda di ottobre decisi che era arrivata l’ora di inventarmi un lavoro e iniziare a guadagnare qualcosa.

Ripetizioni. Doposcuola. Bambini. Furono le prime idee.

Photoshop, Google, taglia e ritaglia, incolla il numero di telefono e il volantino era pronto.

Ricordo di averli portati ovunque quei cosi. Ricordo le bestemmie dei proprietari dei locali dove li incollai.

La prima chiamata arrivò dopo qualche giorno. Doposcuola ad una bambina che frequentava le medie. Guadagnavo i miei primi 60€ al mese, una roba da cani ma mi sentii così ricco che presi la mia ragazza e le offrii il caffè in uno dei bar più chic del paese.
€1,80. Avevo appena speso il 3% del mio stipendio in caffè.

Non andava bene. Era troppo poco. Altri ragazzi, anche liceali.
In pochi mesi, con un po’ di fortuna e tanto mestiere, impartivo lezioni ad una piccola schiera di ragazzi svogliati che convincevano i genitori di aver bisogno di qualcuno che gli spiegasse le cose. Io ero bravo, ma loro lo erano più di me. E mentre di pomeriggio ci si riposava, tra letti, lenzuola calde e televisione, io trovai il modo di triplicare i guadagni.

Poi ho deciso di fare il cameriere. Così, all’improvviso.
Tutti i fine settimana, quando non avevo le ripetizioni. Dalle 17.00 fino a chiusura, che quasi sempre significava fare le 3.00 di mattina, tra zanfari, tamarri, cuozzi, vrenzole, ketchup e “bello ma per la pizza ce vo’ ancora tiemp’?”.
Fortunatamente giugno era alle porte e i corsi terminavano, così potevo dedicare tutto me stesso solo e soltanto ai panini col kebab, e perfezionare l’arte di portare tanti piatti con una mano sola.

“… responsive?”
“Esattamente, responsive”
In realtà Genesis Mobile sviluppa applicazioni mobile-first, e non responsive. Ma il direttore non voleva filosofeggiare troppo fin da subito, era solo un colloquio conoscitivo.

Era una mattina calda di maggio e stava per cambiare tutto.

Sapevo che c’era tanto da fare, tanto da imparare, sapevo di dover comunque continuare guadagnare perché nei mesi ho convinto i miei a non passarmi più nulla, a gestire affitto, tasse e quant’altro autonomamente.

Giugno 2016 lo ricorderò per sempre.
Mi alzavo di mattina e cercavo la camicia migliore, non sapevo chi avrei incontrato. E mamma mi dice sempre che devo vestirmi bene quando incontro persone nuove.
Giugno 2016 lo ricorderò per sempre perchè dalle 9.00 alle 17.00 ero seduto intorno ad un tavolo con ex-giornalisti Rai e direttori di aziende leader in Italia, discutendo di soluzioni mobile, grandi progetti e tecnologie di massa.
Giugno 2016 lo ricorderò per sempre perchè dalle 17.00 fino a chiusura ero il cameriere che prende le ordinazioni, lava i tavoli, calcola quante bustine di ketchup e maionese servono per tavolo e una volta ho pure svitato un palo di ferro col Black&Decker perchè ostruiva i tavoli.

Sembra una bella storia e magari vi state chiedendo come sia andata a finire.
In realtà non lo so, è solo l’inizio. Ma tra 10 anni, quando rileggerò questo post, voglio ricordarmi di quanto ce l’abbia messa tutta senza mai arrendermi. Da quella fredda mattina di ottobre al corso di basi di dati, passando per quella calda mattinata di giugno, fino a stasera.

Se penso a tutti i cambiamenti che ci sono stati in 365 giorni sarebbe da folli pensare che ormai io sia arrivato, che non ce ne saranno altri durante il prossimo anno.
Mi guardo ora fare su e giù tra Fisciano e Gricignano, convinto che ogni minuto speso in treno sia un minuto speso per andare a fare le cose che voglio fare veramente, per andare a stare con chi davvero desidero stare.
Ma voglio ricordare a me stesso, su questo blog che ha più di 10 anni, che se ce la metto tutta allora non potrò mai uscirne sconfitto.
Se ce la metti tutta non si perde mai. Si vince, o si impara.

E comunque non faccio più il cameriere.

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