Froosh, il succo di frutta che ti rende più immune di Berlusconi

In Danimarca può capitare che mentre fai la spesa al supermercato… puff, compare Berlusconi.
Pure a migliaia di kilometri di distanza. Pure dove le sue leggi non contano nulla.

Froosh è un succo di frutta prodotto dall’omonima azienda la quale, giusto qualche mese fa, per promuovere la qualità del suo prodotto ha scelto come slogan una simpatica frase che rimanda al nostro cavaliere: “More immunity than berlusconi.” Che, tradotto significa “Più immunità di berlusconi“… e chissà se la minuscola l’hanno usata per evitare querele o perchè gli spetta di diritto.

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La Regola dei 3 Giorni

  • Barney: Amico, non puoi chiamarla. Devi aspettare tre giorni per chiamare una donna. E’ la regola.
  • Ted: Barney, quella regola è superata ormai. Le ragazze sanno perfettamente cosa farai. Ehi, ecco una nuova regola. Sembra una follia ma la chiamerò: “Ti piace, la chiami”. La Regola dei Tre Giorni è una follia. Cioè… chi l’ha inventata?
  • Barney: Gesù.
  • Ted: Barney, non cominciare. Non con Gesù.
  • Barney: Dico sul serio. Gesù ha inventato la cosa dell’aspettare tre giorni: ha aspettato tre giorni per resuscitare. E’ stato perfetto. Se avesse aspettato un solo giorno molta gente non avrebbe saputo che era morto. Avrebbero detto: “Ehi, Gesù, come va?”.  E Gesù avrebbe risposto: “Come va? Ieri sono morto!”. E loro avrebbero detto: “Mi sembri abbastanza vivo, amico”. E poi Gesù avrebbe dovuto spiegare come è resuscitato, che è stato un miracolo. E quello avrebbe detto: “Sì, va bene, come dici tu, fratello”. E non sarebbe tornato di sabato: sarebbero stati tutti impegnati con le faccende domestiche, a lavorare al telaio, radersi la barba. Ha aspettato l’esatto numero di giorni… Tre.
  • Ted: Ok, giuro che aspetterò tre giorni. Basta che smetti di parlare.
  • Barney: In più era domenica, stavano già tutti in chiesa. E tutti dicevano: “Oh, no! Gesù è morto!”. E poi, bam! Entra dalla porta secondaria, corre lungo la navata, sono tutti entusiasti… e per vostra informazione, è stato allora che inventò il “Batti cinque”. Tre giorni, Ted: noi aspettiamo tre giorni per chiamare una donna perché è quanto Gesù vuole che aspettiamo.

L’estate che è stata

Andrà tutto bene. Sii ottimista. Se delle nuvole scure stanno invadendo la tua strada, se ne andranno. Se ne vanno sempre.
Il mondo è tondo.
Tutto è tondo.
La più grande invenzione di sempre, la ruota, è tonda.
Tutto passa. Niente rimarrà uguale col tempo. Non importa in quanti casini ti sia cacciato, non importa quanti problemi tu abbia, riuscirai a superarli. Andranno via, proprio come quelle nuvole.” (Noel Gallagher)

Ho passato un’estate intera con questo pensiero in testa. Tutto è tondo. Tutto passa. Niente rimarrà uguale col tempo e se qualche cosa sembra andare per il verso sbagliato, tieni duro e aspetta che tutto si sistemi.

Nessun viaggio. Nessun concerto. Nessuna vacanza. Eppure a conti fatti ho avuto l’impressione di aver trascorso l’estate più soddisfacente della mia vita.

Ho lavorato. Mi sono immischiato nei casini che c’erano a casa. Mi ci sono tuffato dentro. Mi sono scivolati addosso e lentamente sono risalito a galla. I problemi erano sotto i miei piedi, io ci galleggiavo sopra.

Sveglia alle 7.30 tutte le mattine. Lavora in mezzo alle persone, ascoltale, offri un servizio. Prova ad accontentare chi troverà sempre un motivo per non accontentarsi. Chi troverà sempre un motivo per andare da un’altra parte. Sii gentile, originale, attivo. Torna a casa distrutto. Torna a casa soddisfatto.

Sono successe tante cose che è come se non fossero successe.

La gente si è buttata acqua gelata in testa mentre altra gente moriva.

La gente ha dichiarato guerra ad altra gente mentre quelli che non c’entravano niente ci sono andati di mezzo.

La gente ha perso la testa. Altra gente è stata quindi decapitata. In televisione. Su YouTube.

La gente ha preso un aereo. L’aereo arriva in Ucraina. L’aereo viene abbattuto. Tutti morti. Nessuno sa il perchè.

Poi è morto pure Robin Williams e tutti sono diventati tristi e tutti sono diventati esperti dei suoi film. Per 2 giorni. Così la Mediaset ci ha guadagnato trasmettendo i suoi film. Ciao Robin.

Poi abbiamo partecipato ai Mondiali di calcio e siamo subito stati eliminati. La colpa è di questo. La colpa è di quello. La colpa è di Mario Balotelli.

Mario Balotelli firma un contratto da 5 milioni l’anno, acquista una villa e mette su Twitter la foto di una che si è appena scopato. Io ho guadagnato 100€ a settimana, vivo in una casa per studenti e se devo mettere la lavatrice devo aspettare le 19 di sera, perchè la corrente costa di meno a quell’ora. E so giocare a pallone pure io.

I Mondiali li hanno vinti i tedeschi che sono ricchi e non vivono la crisi. I tedeschi hanno Angela Merkel che siccome governa in un posto ricco e che non vive la crisi, a ogni riunione europea ci fa fare la figura degli scemi perchè non c’abbiamo una lira.

Renzi parla inglese durante una riunione europea e ci fa fare la figura degli scemi perchè oltre a non avere una lira abbiamo pure eletto un premier ignorante.

E’ stata un’estate comica. In tutti i sensi. Perchè nonostante il niente che mi ritrovo tra le mani e nelle tasche, mi sono arricchito di tante esperienze. Ho visto nuove cose e ho provato nuove paure. Cosa c’è di meglio che avere l’onore di provare nuove paure? La paura ti cade addosso, come la pioggia. Se sei bravo a trovare un riparo allora sei salvo. La paura ti manda in crisi e non esiste carburante migliore della crisi.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” (Albert Einstein)

 

 

 

 

 

Come accorgersi di avere a che fare con una psicopatica

E’ capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di corteggiare una psicopatica. Negli anni in cui sono stato single ho avuto modo di approfondire il mio rapporto con questa specie e oggi, dopo anni di lavoro e dopo aver superato la paura di poter essere ucciso, vi offro il risultato dei miei studi. Prendete carta e penna.

•La psicopatica soffre di un disturbo conosciuto come “Vagina d’Oro”.
Crede di avere fra le gambe un raro reperto archeologico risalente agli aztechi e a meno che tu non sia il personaggio perfetto ideato dalla sua mente deviata, non potrai mai scopartela (o come direbbe la psicopatica “fondersi, mischiarsi l’anima, congiungersi, liberare l’ego).

•La psicopatica legge i libri di 1)Bukowski, 2)Sparks e 3)Le 50 Sfumature.
Ogni citazione che pubblica su Facebook è un’occasione per dirti che: 1)non sei abbastanza figo, ubriaco e poeta, 2)non sei il fidanzato perfetto, 3)non te la scopi come si deve (semmai dovesse dimenticarsi di avere la vagina d’oro e dartela).

•La psicopatica si fotografa in modo da risultare maiala, in modo che tu apprezzi e ci provi con lei, in modo che lei possa dirti che sei un porco.

•La psicopatica ce l’ha a morte con la razza maschile.
Se le chiedi perchè ti risponde che il suo ultimo ragazzo è stato uno stronzo.

•Il suo ultimo ragazzo l’ha avuto in 3a elementare.

•La psicopatica ti da sempre l’idea di essere un pò lesbica.

•La psicopatica ti mette i mi piace per farsi contattare e togliersi lo sfizio di non risponderti.

•La psicopatica è quasi sempre una bella ragazza.
Allora devi chiederti perchè il suo ultimo ragazzo risale alle elementari.

•La psicopatica adora i Coldplay, Ligabue e quello dei Maroon 5 quando si toglie la maglia.

•La psicopatica ostenta il sesso come ascensione astrale, rito arcano, momento ancestrale.
Perciò non la darà mai a un porco come te.

•La psicopatica è vergine.
Non per sua scelta. Sei tu che non sei all’altezza perche sei un porco.

•La psicopatica scarica i programmi per avere tanti mi piace su Instagram.

•La psicopatica, nonostante i programmi, sa che avrà molti più mi piace se nelle foto mostra le tette.
Perchè i maschi sono porci.

•La psicopatica non si trucca.
Mette il Lo-Fi.

•La psicopatica non ride. “Muoio”.

•La psicopatica non dice che un ragazzo è molto carino. “Muoio”.

•La psicopatica pubblica gli screen delle conversazioni avute con la migliore amica.
Poi tagga nello screen la migliore amica per farle sapere che si tratta di lei.

•La psicopatica ha gli occhi di Jack Nicholson in Shining.

•La psicopatica adora Grey’s Anatomy.

•La psicopatica ha l’abitudine di cambiare immagine profilo solo se trova una frase a effetto da utilizzare come didascalia.
Quali siano i criteri secondo i quali abbina frase/foto non sono ancora noti.

 

Frà VS Food #4: Pane e pecorino fuso con crema di fagioli

Io adoro le sagre.

Le adoro perchè la gente sente la tradizione, esce per le strade e incontra altra gente.

Quest’anno ho avuto la fortuna di poter viaggiare e alloggiare in Basilicata. Tra una montagna ed una valle, oltre le desolate e chilometriche distese selvatiche, ho avuto il piacere di visitare un paesino piccolo e romantico dove ogni anno si tiene la Sagra del Fagiolo di Sarconi.

Io adoro le sagre.

Adoro ancora di più quelle dove mangi cose che non hanno proprio nulla di strano e originale, ma che richiamano il passato, la quotidianità, la vita tra la natura.

I fagioli di Sarconi sono proprio buoni. Il percorso gastronomico studiato da chissà quale mente malvagia guidava la gente in un tour di sapori tra la classica pasta con fagioli e salsiccia passando per una rustica porchetta di Ariccia alla griglia con, ovviamente, fagioli, altri piatti tipici con fagioli per poi concludere in un temerario krapfen alla crema di, indovinate un po’, fagioli.

Ma il piatto che più mi ha colpito lo vedete in foto.
L’ho visto, lui pure mi ha visto e pure la vecchietta che serviva i piatti ci ha visti. E così mi innamorai.

Una fetta di pane lunga quanto un avambraccio con pecorino cotto alla griglia e crema di fagioli a cascata.
Il pecorino era cotto così bene che ai lati era pure un po’ croccantino.

Io adoro le sagre.

Adoro soprattutto quelle dove sei costretto a sporcarti mezza faccia per mangiare.

In teoria la vecchietta, assieme al pane, mi ha dato pure le posate di plastica. Ma la sensazione è stata quella di dover mettere il preservativo. Così ho fatto senza (posate).

Ad ogni modo, se ad agosto vi trovate in Basilicata, passate per Sarconi e fatevi infagiolare. Non ve ne pentirete.

Robin Williams, Nintendo e quei legami senza scadenza

Poche sono le cose di cui non potrei mai fare a meno. Due tra tutte: il cinema e i videogiochi.

Due mondi totalmente diversi che lungo l’evoluzione della loro parabola si sfiorano però in diversi punti e che, se sei un videogiocatore e una mattina svegliandoti ti dicono che Robin Williams non c’è più, allora sai di cosa sto parlando.

L’universo dei social è una terra dove la mutabilità e l’incostanza regolano ogni principio: può succedere qualsiasi cosa, pure che un grande attore stimato da tutti decida di impiccarsi, poco importa. Sarai ricordato e parleranno di te per un paio di giorni al massimo.
Il flusso interminabile di notizie inutili che popolano Facebook è un meccanismo radicato che non può essere scardinato, neanche se ti chiami Robin Williams.

La mattina dell’11 agosto 2014 è stata quella di una giornata triste. Di quelle che ti svegli e sai che nonostante il sole e il bel tempo qualcosa può comunque andare storto. Qualcosa, in effetti, era andato storto.
Non voglio dilungarmi sul perchè un uomo, attore, artista come Robin sia arrivato al punto di non ritorno, quello dove vi arrivano parecchi meno fortunati di lui e la gente poi dice che è per colpa della crisi e della povertà. Non voglio farlo. Voglio parlare di Zelda.

Mentre si vive accadono le cose.

Se sei fortunato, prima della tua data di scadenza e un po’ dopo aver raggiunto l’età della consapevolezza, può succedere che tra tutte le cose che accadono ne capiti qualcuna davvero speciale.
The Legend Of Zelda non è solo un videogioco. Se si riduce tutto ai minimi termini, è la storia di un guerriero e di una principessa. Basta fare un passo indietro per avere una visione d’insieme che ci si accorge però di come a volte i pixel, la grafica, il sonoro e tutto il resto danno vita a qualcosa di magico. E Robin Williams questo lo sapeva.

25 anni fa diede il nome di quella principessa a sua figlia, Zelda Williams, come i padri che danno ai figli il loro cognome così che possa durare nel tempo anche dopo la loro morte. Una sorta di investitura premeditata.
The Legend of Zelda è una storia che non ha tempo, che ti prende e ti strappa dalla realtà. E’ la storia dei valori e dell’amore, il canto e l’evoluzione delle cose che ci sono sempre state e sempre ci saranno.

Giocare a Zelda è come evadere senza destinazione. Dimenticare il resto. Come quando vai al cinema. Come quando un grande attore recita.

Robin Williams non c’è più e Nintendo ha accolto una petizione dei fan per includere un personaggio che lo ricordi in un prossimo videogioco.

Robin Williams non c’è più e tutti sanno che un personaggio in un videogioco non basterà. E chissà se basterà il ricordo.

Ciao Capitano.

La schiavitù legalizzata

Cari giovani adulti che per la prima volta nella vostra vita vi state affacciando al mondo del lavoro. Oggi parlerò di voi, di me. Molti nemmeno sanno che esistiamo. Eppure siamo in tanti.

Sapete cosa fa un ragazzo che, conclusi gli studi superiori, decide di andare all’università e trovarsi un lavoro? Sia chiaro, non parlo di un lavoro da €1,200,00 al mese, ma di qualche mansione per alleggerire il carico a chi ti paga gli studi, l’affitto e le bollette. Non potete immaginare cosa significhi poter dire a telefono “Tranquilli, per questa settimana sto a posto così”.
La prima cosa che uno fa quando decide di rendersi utile economicamente è mettersi al PC e navigare tra le offerte di lavoro.

Il risultato?

Fra gli annunci non c’è niente, il futuro è cominciato già!” canta Ligabue nel suo nuovo album.

Scorri tra gli annunci, qualche pizzeria cerca cameriere (ovviamente, con esperienza), un paio di offerte per badanti (meglio se straniere), pizzaiolo con anni di carriera e, per finire, una miriade di call center.

Call center. Centralinisti. Promoter. Consulenti. Significano tutti la stessa cosa: venditori di stronzate. E vi spiego il perchè.

Parto col dirvi che ho lavorato in due call center.

Nel primo ci sono stato quasi 5 mesi. Dalle 14.00 alle 18.00. €200 al mese più una somma che andava dai 7 ai 15 euro (o qualcosa del genere) per ogni contratto chiuso. Andai via principalmente per 3 motivi: 1) dopo 4 mesi, ovvero circa 280 ore di lavoro, la filastrocca “Salve sono Francesco e la chiamo da…” iniziavo a sognarmela anche la notte. E sognavo anche i “vaffanculo!” che ricevevo nel 95% dei casi. 2) Mi ero rotto le palle di vendere bugie alla gente. La maggior parte delle volte, oltre a dover convincere le persone, ti ritrovavi anche a promuovere un prodotto che era decisamente meno conveniente di quello che già avevano. La situazione era chiara: l’unico modo per vendere e guadagnarci era farlo con le bugie. Ma le bugie non si potevano dire (penso fosse illegale). Allora la soluzione era quella di dire bugie mascherate da verità. Abbindolare. Imbrogliare. Fottere. Altrimenti licenziato.  3) Non ci crederete, ma c’erano persone, miei colleghi visionari, che credevano veramente di rendere il mondo un posto migliore con quel lavoro di merda che facevano. Stare in mezzo a tanti Steve Jobs con cuffiette e microfono quando volevo solo racimolare qualche soldo era snervante. Così me ne andai.

La seconda esperienza è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E’ durata solo 4 giorni  e diversamente dalla prima dove, tutto sommato, non sono stato poi così male, porto con me dei volti e dei discorsi imbarazzanti.
Innanzitutto il “corso di formazione”. Tipo addestramento per diventare veri soldati venditori di cazzate.
3 giorni di “dovete dire questo” e “non dovete dire quest’altro”, l’importanza di venire a lavoro sempre col sorriso, schemi, schemini e tabelle che neanche al corso di Sistemi Operativi ho visto.
3 giorni in cui ti spiegano per filo e per segno come, con che tonalità, a che punto, con che espressione e pure con che faccia sparare stronzate al telefono.
3 giorni in cui ti dicono pure, a fine lezione, il tipico “Ti faremo sapere…” perchè mica è sicuro che ti prendono??? Eh!!! Fosse così facile!!!
3 giorni in cui ti dicono di tutto ma l’argomento “Salario” te lo spiegano tipo una mia prof. del liceo che quando non sapeva come spiegare una cosa, farfugliava alla Massimo Troisi.

Così il 4° giorno mi chiamano (dato che in mezzo a quei poveretti ero l’unico che non ignorasse l’esistenza del congiuntivo) e mi dicono di andare a lavoro.

€1 l’ora.
Me lo dice il tipo al quale mi hanno affiancato.
Circa €70 al mese. Inoltre i contratti, nel caso qualche Dio ti prenda in simpatia e te ne faccia chiudere uno, vengono pagati dopo 2 mesi dall’attivazione. “Sempre se non se ne dimenticano. Infatti io vado sempre a controllare”, mi dice poi il ragazzo. Così faccio un mezzo sorriso, aspetto la fine dell’orario lavorativo e me ne vado. Per non tornare più. Andassero a fanculo.

La morale di questo post non sta nell’informarvi quanto paghino poco i call center, ma come ci si sente quando cerchi lavoro e questi siano gli unici ad offrirne.

L’unico settore sempre pronto ad offrire lavoro in Italia è lo stesso che ti paga €70 al mese per imbrogliare la gente. Poi accendi la televisione e li senti parlare di come si impegnano a risollevare l’economia del paese. Non vi viene da ridere?

Volete una ripresa economica? Licenziatevi dai call-center! Così nessuna famiglia italiana dovrà più sborsare soldi per un prodotto del quale qualcuno li ha convinti di aver bisogno. Come voi non avete bisogno di lavorare per delle società che se ne fottono di voi, se ne fottono dei cittadini italiani, se ne fottono della crisi che viviamo tutti i giorni e che pagano il vostro tempo una miseria. Licenziatevi perchè non chiuderanno altrimenti. Siamo noi che li mandiamo avanti, studenti, disoccupati, mogli casalinghe, siamo noi il carburante di questo sistema malato.
Suona difficile perchè sembra non esserci alternativa, suona difficile perchè in qualsiasi posto, su qualsiasi sito, in qualsiasi bacheca le uniche offerte di lavoro partono da loro. Ed è per questo che l’ho definita schiavitù legalizzata.
Se per ogni call-center che chiude aprissero una pizzeria, avremmo centinaia di nuovi camerieri, pizzaioli e chéf che trovano un lavoro. Tutta gente che vende sorrisi, sazietà e serate in compagnia… mica stronzate al telefono!

 

 

Frà VS Food #3: L’Abbondante

Mancavo dal mio paese da un mesetto, su per giù. Quale modo migliore per festeggiare il ritorno in patria?
Quello che vedete in foto è un misto tra un panino, carne, salse, patatine, la malvagità di chi l’ha cucinato e una punizione divina.

L’Abbondante, così l’ho chiamato.

In realtà non ha un nome vero e proprio. Sta di fatto, però, che mentre aspettavo al tavolo che arrivasse, sento la voce dell’Uomo Preparapanini che, tra un fritto di patatine e una spruzzata di ketchup, mi chiede: <<… lo facciamo abbondante?>>. La mia risposta è retorica.

Credo ci abbia messo quasi mezzo chilo di patatine, kebab, mozzarella e stratificazione intelligente di salse. Ovvero, ad ogni strato una passata di ketchup e maionese.
Io che sono un semplicista (?!?) non ho aggiunto altro, ma ho visto gente che ha avuto il coraggio di aggiungerci la parmigiana.

L’unico problema di questo panino è che richiede un corso preparatorio per imparare a gestire stomaco e diaframma, oltre a come addentarlo.

Ad ogni modo, io mi sono arreso poco dopo la metà, quando il senso di sazietà ha fatto spazio a quello di nausea e ho incominciato ad avere allucinazioni di bambini affamati del terzo mondo che mi passavano davanti e mi lanciavano sassi in faccia.

Il locale dove l’ho mangiato si trova a Parete, mi pare si chiamasse “Sfiziomania” o qualcosa del genere. Ad ogni modo, se volete arrivarci, vi basterà chiedere in giro… una roba del genere non passa inosservata.

Cercasi amore per la fine del mondo

Ieri sera ho visto uno di quei film piacevolmente sorprendenti e che per qualche strano motivo non è stato per niente pubblicizzato.

Cercasi amore per la fine del mondo

Sarò sincero, leggere una roba del genere non invoglierebbe una mosca a guardarlo ma le presenze di Steve Carell e Keira Knightley valgono da sole il prezzo del biglietto (o del click sul tasto play).

Cosa fareste voi se domani al TG delle nove vi dessero la notizia che il mondo sta per finire?
Un asteroide lungo 110km colpirà la Terra entro 21 giorni. Nessuna via di scampo. Apocalisse. Fine.

Il film si apre con Dodge (Steve Carell) fermo in macchina con sua moglie. Accendono la radio e alla notizia che gli interventi della NASA per deviare l’asteroide non hanno avuto buon esito, la donna che “aveva sposato per non morire da solo” apre la portiera e scappa via correndo. Questo sarà solo il primo di una lunga lista di episodi che vedrà l’inetto Dodge (da notare il gioco di parole col nome del protagonista: Dodge -> Schivare) fare i conti con tutte quelle situazioni che aveva deciso di rimandare al caso e che di scatto gli piombano addosso adesso che all’umanità restano solo 21 giorni d’esistenza.
Così Dodge, in compagnia della sua vicina di casa Penny (Keira Knightley), parte alla ricerca del sua prima ragazza, vero e unico amore, di suo padre, scappato di casa e che non vede da 25 anni, e di tutto quello che per noia o per scelta si era lasciato sfuggire.

Inoltre, è interessante osservare le reazioni delle persone, concepite, sotto un profilo psicologico, in maniera credibilissima: ci sono quelli che fanno finta di niente rassegnandosi alla fine (chi continua a lavorare, a falciare l’erba del giardino, chi prende addirittura appuntamenti per un data postuma a quella dell’impatto dell’asteroide), quelli che iniziano a fare tutto quello che hanno sempre sognato di fare, quelli che si suicidano e quelli che, come Dodge, semplicemente aspettano seduti sul divano.

Parlare bene di questo film senza cadere nella trappola di svelarvi anticipatamente la trama risulta quasi impossibile. L’intero racconto è decorato di citazioni musicali e letterarie, di situazioni comiche che lasciano però un senso di amarezza se accompagnate dall’idea che tutto quello che di bello esiste sta per estinguersi. Letteralmente. Quindi il mio consiglio è quello di riservarvi un paio d’ore per vedere un film originale che vede inoltre uno strepitoso Steve Carell abbandonare i panni dell’attore comico e calarsi in quelli del dramma psicologico, non mancando di regalare situazioni rosa.

Buona fine del mondo.

La Grande Pigrizia

La Grande Bellezza vince l’Oscar e 24 ore dopo inizia il Grande Fratello. C’è ancora qualcuno convinto che Dio sia un vecchio con la barba che non conosca l’umorismo?

La cosa più interessante del film di Sorrentino è stata, senza ombra di dubbio, la sua capacità di trasformare persone in critici cinematografici. Ho visto gente scrivere di “fotografia, angolazioni, effetti luce” quando, so per certo, sono cresciuti a pane e 3 Metri Sopra il Cielo.

Io ne ho visto metà. E vi spiego il perchè:

Un saggio una volta diceva “Non mi piace perchè non lo conosco” e io, di mezzi per poter giudicare se un film è da Oscar o meno, non ne ho. Però posso dire la mia su un’altra cosa, a mio parere molto importante.

Il popolo italiano, in particolare quello meridionale, più in particolare ancora quello campano, è un popolo che fa ridere. In che senso?

Ho sempre pensato che siamo gente comica. Vediamo la vita con comicità e di conseguenza la viviamo con ironia, inconsapevoli di noi stessi. A volte capita pure di accorgercene, e mica diventiamo seri tutto d’un tratto. No, l’ironia diventa autoironia, perchè non possiamo fare a meno di quella parte di noi stessi che ha sempre saputo che questa vita, come la giri giri, fa ridere.

Non siamo fatti per i drammi dei filosofi, non sappiamo nè vogliamo sforzarci di capire l’immagine di una Roma che decade, il sociale, la psiche umana e se proviamo a capirci qualcosa, pure mettendoci d’impegno, finiamo nella migliore delle ipotesi come in Così parlò Bellavista. Che l’Oscar non l’ha vinto, ma dalle mie parti lo conoscono tutti e un perchè ci sarà.
Non siamo fatti per le cose complicate. Al velo della satira preferiamo l’impatto della comicità, alla lentezza della ragione sostituiamo l’immediatezza degli impulsi e quello che non comprendiamo subito lo etichettiamo. In sostanza, siamo un popolo felicemente e autoironicamente pigro.

Detto questo, La Grande Bellezza non l’ho visto perchè martedì scorso, quando Mediaset ha raggiunto circa 8 milioni di telespettatori nei 24 minuti complessivi di pubblicità che ha spezzettato il film (che significa guadagnare tanti soldini), io non avevo voglia di applicarmi. Tutto qua 😀

Onore a Sorrentino, comunque, che era talmente sicuro di vincere che il discorso per la premiazione se l’è preparato su Google Traduttore. (felicemente e autoironicamente pigro, no? :P)